Trento, una città esempio per l’Italia

di ItalianTravellers
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Secondo la tradizione latina il toponimo Trento deriva da Tridentum (nome assegnato dai Romani) per via dei tre colli (Monte Verruca o Doss Trent, Dosso Sant’Agata e Dosso di San Rocco) che circondano la città.

Secondo altre fonti il nome è ben più vecchio e di origine retica. Il toponimo deriva infatti da trent, ovvero triforcazione (dovuta al letto irregolare del fiume Adige oppure ai tre corsi d’acqua, Adige, Fersina e Salè, che formano una triforcazione guardando la città da sud).

Nonostante tutto la tradizione latina ha sempre avuto la meglio, al punto che sul vecchio municipio si legge ancora l’iscrizione latina Montes argentum mihi dant nomenque Tridentum (“I monti mi danno l’argento e il nome di Trento”), dovuta a Fra Bartolomeo da Trento († 1251; ovviamente l’argento si riferisce alle miniere del monte Calisio che sovrasta la città a Nord-Est).


Al nostro arrivo ci siamo trovati in una città viva, dove l’amore delle persone che vi abitano si riversa nella cura che mettono nel tenerla pulita ed efficiente. Abbiamo visitato dei musei che fanno invidia ai più grandi musei europei, i trentini sanno sicuramente valorizzare il loro patrimonio artistico e culturale!


Il Centro Storico e i Portici

Attorno alla Piazza del Duomo, Trento ha costruito la sua storia millenaria, fatta di tradizione mitteleuropea e stile italiano. Oggi sotto i portici di Trento si può gustare un caffè o prendere un gelato, seduti ad ammirare i monumenti cittadini, in totale relax.

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La Torre Civica

È stata edificata a partire dalla seconda metà del XII secolo sui resti della Porta Veronensis, la via d’ingresso principale nella cinta muraria dell’antica Tridentum: in seguito alle razzie degli Alemanni la Porta rimase danneggiata e dal IV secolo, con la costruzione di una seconda cinta muraria, essa perse il suo ruolo di ingresso principale.

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La Fontana del Nettuno

E’ alta 12 metri ed è il simbolo che rappresenta l’ abbondanza d’acqua della città di Trento.

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Fu costruita tra il 1767 e il 1769 su commissione della magistratura consolare del periodo. L’opera fu progettata dall’architetto (e intagliatore di legno) Francesco Antonio Giongo ( Lavarone 6 luglio 1723 Trento 20-02-1776).

Le statue originali del Nettuno e tutte le altre parti che la compongono tritoni, cavalli marini ecc. furono create nel 1767 dallo scultore Stefano Salterio di Como.

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Il Duomo

 E’ la principale chiesa cittadina ed è stata edificata sull’area in cui era originariamente presente un’antica basilica dedicata a san Vigilio, da cui prende il nome e che è il patrono della città. Alla sua morte, Vigilio fu sepolto nella basilica.

Il Duomo sarebbe collegato al Palazzo delle Albere tramite un condotto sotterraneo, per permettere al cardinale Madruzzo di sfuggire alle lamentazioni del popolo di fedeli.

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Il Castello del Buonconsiglio

Eretto nel Duecento, ha ospitato per cinque secoli i principi vescovi della città.

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Di fronte all’entrata principale del castello, al di là della strada, è presente un sarcofago di pietra. Secondo la leggenda, il Castello del Buonconsiglio prima si chiamava Malconsiglio a causa delle streghe che infestavano la Torre d’Augusto e che furono cacciate dopo il Concilio. Si sarebbero rifugiate, poi, in val di Sole presso S. Bernardo di Rabbi dove vivrebbero tuttora.

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Poco rimane dell’assetto originario del giardino, al quale Bernardo Cles aveva dedicato straordinarie cure.

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Ricco di una grande varietà di piante odorose e ornamentali, esso aveva al centro una fontana con la statua di Nettuno; in origine vi si apriva la loggia addossata all’ala meridionale del Magno Palazzo, decorata con affreschi (perduti) di Marcello Fogolino e contenente una grotta artificiale di tufo con giochi d’acqua che azionavano autonomi.

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Nel secolo XIX gli archi furono murati e la loggia venne adibita a prigione dal governo austriaco. Il giardino si presenta oggi nella ricostruzione curata da Giuseppe Gerola negli anni ’20 del Novecento.

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La struttura più antica del castello è rappresentata dal Castelvecchio (XIII secolo), poi riedificato.

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Accanto venne costruito per volontà di Bernardo Clesio il Magno Palazzo, decorato dal Romanino e da Dosso Dossi, poi messo in comunicazione diretta con l’edificio antico tramite la Giunta Albertiana.

Torre Aquila, orientata verso Aquileia, conserva un importante affresco del Gotico Internazionale, il Ciclo dei Mesi, forse attribuibili al maestro Venceslao di Boemia.

Altre torri del castello sono Torre d’Augusto (il torrione principale, quello circolare) e torre del falco.

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Il Magno Palazzo comunica con la parte più antica del Castello attraverso un passaggio sospeso ed è articolato in quattro ali intorno al Cortile dei Leoni.

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Il Cortile dei Leoni, situato al primo piano e chiuso su tre lati da pareti in muratura e sul quarto dalla Loggia del Romanino, è un piacevole spazio verde all’interno del Magno Palazzo. Il nome deriva da una fontana cinquecentesca – di cui oggi sono rimasti solo i due leoni in pietra scolpita, evidente allusione allo stemma clesiano – opera di Alessio Longhi, scultore che occupò un ruolo rilevante nel cantiere del Castello.

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Nel corridoio di accesso al cortile in alto, sul soffitto, vediamo conservato un bassorilievo dello stemma cardinalizio di Bernardo Clesio.

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Qui sotto il particolare dello stemma clesiano.

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La Chiesa di Sant’Apollinare

La chiesa di Sant’Apollinare è situata nel quartiere di Piedicastello della città di Trento.

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La chiesa ed il convento annesso furono costruiti dai monaci benedettini sui resti di un tempio risalente al periodo barbarico. Pur conservando gli originari tratti romanici, la struttura, particolarmente slanciata verso l’alto, ricrea volumi e forme tipiche dell’architettura gotica.

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Palazzo delle Albere

E’ una villa-fortezza del XVI secolo costruita a Trento dai principi vescovi Madruzzo.

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Il palazzo deve il proprio nome alla doppia fila di pioppi cipressini che, in passato, erano allineati lungo il viale che dalla città conduceva alla villa, attraverso il cosiddetto “arco dei tre portoni” posto all’ingresso del viale. Dalla presenza del viale si deduce che un tempo l’accesso principale era rivolto ad oriente. Ad oriente vi è il parco, ridotto rispetto alla superficie originaria poiché attraversato dalla ferrovia del Brennero ed in parte occupato dal cimitero monumentale di Trento. Tra la ferrovia ed il cimitero, ai lati dell’originario viale, vi sono inoltre i resti di due baluardi che si suppone abbiano avuto funzione di barchesse.

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Leggenda popolare vuole che esistesse un lungo cunicolo sotterraneo che collegava la villa al duomo (la stessa leggenda parla anche di varie gallerie e cunicoli che si dipartivano dal Castello del Buonconsiglio e che permettevano ai principi vescovi di spostarsi senza esser visti).


Il Quartiere Le Albere

E’ un quartiere di Trento progettato da Renzo Piano.

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È così chiamato in riferimento a populus alba, nome scientifico del pioppo bianco ripreso dal dialetto locale, che a sua volta dà il nome al vicino palazzo delle Albere.

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Costituisce un ambizioso progetto di riqualificazione ambientale a seguito della dismissione della fabbrica trentina Michelin, formato da 300 unità abitative, 18 mila metri quadrati di uffici, 9 mila di negozi, 28 mila di spazi aperti – viali, piazze e canali – e cinque ettari di parco

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Il MUSE

Il MUSE (talvolta reso graficamente come MuSe) è il museo delle scienze di Trento. Si trova immediatamente a sud dello storico palazzo delle Albere, in un palazzo all’interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati dall’architetto italiano Renzo Piano. È stato inaugurato il 27 luglio 2013 e ha sostituito, proseguendone le attività, il Museo tridentino di scienze naturali.

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Siamo rimasti estasiati dalla bellezza e la cura di questo museo che fa invidia ai più grandi musei di scienze europei.

Ci sono vari percorsi che spiegano la composizione della flora e della fauna del Trentino.

All’interno vi è anche una serra tropicale dove sono presenti delle specie di uccelli coloratissimi liberi di volare.

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Bellissimo da visitare se vi trovate a Trento


Dove Mangiare?

Usciti dal museo ci siamo recati da Shi’s, leggi il nostro articolo qui!

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