Ciampedie la conca del Rosengarten, regno di Re Laurino

di ItalianTravellers
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Con una moderna funivia, direttamente dal paese, in pochi minuti si raggiunge la conca del Ciampedie a 2.000 metri, uno spettacolare balcone panoramico, dove vivere l’incanto di un’evasione naturale e abbracciare con lo sguardo le Dolomiti.

Ciampedie Val di Fassa Italian Travellers

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Il Ciampedie in estate è il punto di partenza per emozionanti escursioni e arrampicate nel Gruppo del Catinaccio, il regno di Re Laurino.

Ciampedie Val di Fassa Italian Travellers

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La saga altoatesina di Re Laurino (il Re mitologico dei ladini, in tedesco König Laurin, in ladino Re Laurin) fa parte della tradizione popolare delle Dolomiti e spiega il fenomeno dell’enrosadira, ovvero come mai al tramonto queste montagne si tingano di rosa.

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In inverno è il cuore pulsante della ski area Catinaccio dove lanciarsi, come i grandi campioni italiani, in pazze discese su piste perfettamente innevate.

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Il Ciampedie è anche la meta ideale per i bambini che possono scatenarsi, in piena libertà e sicurezza, al “Baby Park”, un attrezzato parco giochi immerso nella natura, un mix di giochi, colori e divertimento.

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Al rifugio Ciampedie abbiamo provato questo piatto tipico del posto!

I canederli, il gulash e i funghi porcini! Da leccarsi i baffi!

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La Saga di Re Laurino

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Prima Versione

La leggenda narra che sul Catinaccio, dove oggi possiamo notare fino a primavera inoltrata una chiazza di neve, il cosiddetto Gartl (letteralmente “piccolo giardino”), si trovava il giardino delle rose di Re Laurino; da questo il nome tedesco del Catinaccio: Rosengarten (giardino delle rose).Re Laurino era il monarca di un popolo di nani che attraverso scavi nella roccia delle montagne, trovava cristalli, oro e argento. Oltre a queste ricchezze possedeva due armi magiche: una cintura che gli dava la forza pari a quella di 12 uomini e una cappa che lo rendeva invisibile.

Un giorno il Re dell’Adige decise di concedere la mano della sua bellissima figlia Similde, e per questo decise di invitare per una gita di maggio, tutti i nobili delle vicinanze. Tutti tranne Re Laurino, che decise comunque di partecipare come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco vide, finalmente, la bellissima Similde, se ne innamorò all’istante. Istintivamente la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì con lei.

Tutti i nobili invitati si lanciarono all’inseguimento del fuggiasco, schierandosi poi all’ingresso del Giardino delle Rose per bloccargli il passaggio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e decise di combattere. Quando si rese conto che non poteva battere tutti quegli uomini e stava per soccombere, indossò la cappa che lo rendeva invisibile e si mise a saltellare da una parte all’altra del giardino, convinto di essere invisibile agli occhi altrui. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo catturarono, tagliarono la cintura magica e lo fecero loro prigioniero.

Re Laurino, arrabbiato per ciò che gli stava accadendo, si girò verso il Catinaccio che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: “né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti”. Ma nell’enfasi della rabbia Re Laurino si dimenticò dell’alba e del tramonto e così, da allora, accade che il Catinaccio, sia al tramonto che all’alba (né di giorno né di notte), si colori esattamente come un giardino di ineguagliabile bellezza.

Seconda Versione

Tanto tempo fa, sarebbe esistito sul massiccio del Catinaccio un popolo di nani, governati da Laurino, un sovrano saggio e buono. La figlia di questi, la bellissima principessa Ladina, aveva un enorme campo di rose che curava assieme al padre (il nome tedesco del Catinaccio è Rosengarten, “giardino di rose”). Un giorno passò di lì il principe Latemar, sovrano dell’omonimo monte, che, vedendo il giardino di rose e domandandosi come potesse crescere in un luogo così tanto selvaggio e inospitale, decise di avvicinarsi. Vide così la principessa Ladina, intenta come ogni giorno a curare le coloratissime piante, e innamoratosene, la rapì. Quando re Laurino venne a sapere che gli era stata portata via la figlia, che amava più di ogni altra cosa al mondo, pianse tutte le sue lacrime e, prima di morire per il dolore, maledisse i fiori che avevano rivelato la posizione del suo regno e avevano causato il rapimento di Ladina. Poi, dopo aver ordinato che tutte le rose non fiorissero mai più né di giorno né di notte, sparì. Ma nella disperazione si era dimenticato dell’aurora e del tramonto, che da allora in estate ammantano i monti di rose colorate, al principio e al termine di ogni giornata.

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