Castel Andraz, roccaforte delle Dolomiti

di ItalianTravellers
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Il Castello di Andraz sorge su un grande trovante trasportato a valle durante l’ultima glaciazione, in posizione dominante sulla vallata. Si tratta di un luogo strategico per il controllo delle vie provenienti da sud (Belluno, Agordo, Caprile), da nord (Bressanone e Castelbadia, San Martino in Badia, Valparola), da Ampezzo attraverso la sella di Falzarego. Da tale posizione era possibile traguardare la Rocca di Pietore a sua volta collegata visivamente ad altre fortificazioni (Solator a Selva di Cadore, Avoscan, ecc.) che permettevano il totale controllo delle strada che salendo da Agordo attraversava l’area dolomitica per giungere in Pusteria.

Castel Andraz Italian Travellers

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Certamente il castello fu in età medievale un importante baluardo strategico militare che in condizioni normali ospitava al proprio interno un numero variabile a circa dieci, quindici persone tra servi e soldati, ma impiegando annessi e pertinenze poteva offrire ricovero a guarnigioni ben più numerose. Soprattutto dal ‘400 fu utilizzato per garantire gli interessi economici del Vescovo messi in pericolo dalla politica espansionistica di Venezia alla ricerca di nuovi sbocchi nell’entroterra veneto; la zona dolomitica risultava infatti di grande rilevanza per la presenza di materie prime essenziali quali il legno e il ferro necessarie sia alla flotta che all’attività edilizia della Serenissima.

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Il castello possiede una struttura straordinaria concepita in funzione dello sperone roccioso su cui giace. Si presume che tale caratteristica possa essere stata voluta da Corrado Stuck successivamente al 1350, anno in cui Guadagnino da Avoscan, signore del castello, fu costretto alla fuga perché alleatosi con i Veneziani.

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La sacralità del luogo, la concorrenza di più culture, la bellezza del paesaggio e la straordinaria conservazione del’ambiente naturale ne fanno uno dei simboli di maggior fascino dell’area alpina orientale: una sintesi di ciò che ha portato al riconoscimento dell’UNESCO delle Dolomiti quale “Patrimonio dell’Umanità”.

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